Streaming illegale: come è cambiata la lotta alla pirateria digitale

La lotta allo streaming illegale è entrata in una nuova fase, che riguarda direttamente gli utenti.

Negli ultimi anni il contrasto alla pirateria digitale si è evoluto da un’attività prevalentemente orientata alla chiusura dei siti illegali a un sistema più articolato, nel quale tecnologia, attività investigative e collaborazione tra diversi soggetti cercano di intervenire lungo l’intera filiera della distribuzione non autorizzata dei contenuti.

Quando abbiamo affrontato questo tema su Digiup (rif. articolo qui), uno degli aspetti principali era rappresentato dall’introduzione di sanzioni nei confronti di chi accede a contenuti protetti attraverso servizi illegali, oggi, però, il quadro è più ampio e alcuni sviluppi recenti mostrano come il contrasto alla pirateria stia diventando progressivamente più strutturato.

Piracy Shield: dalla trasmissione sportiva a un sistema più ampio

Un elemento centrale di questa evoluzione è Piracy Shield, la piattaforma sviluppata nell’ambito del sistema italiano di contrasto alla pirateria.

Il sistema è stato introdotto per consentire il blocco rapido delle risorse utilizzate per la trasmissione illegale di contenuti audiovisivi in diretta. Nel 2025 il suo ambito di applicazione è stato ampliato, includendo anche film, serie televisive, programmi di intrattenimento e musica.

L’obiettivo è intervenire in tempi molto più rapidi rispetto ai tradizionali procedimenti di oscuramento, ma Piracy Shield non è uno strumento che identifica automaticamente e sanziona gli utenti finali.

AGCOM specifica che i propri provvedimenti di blocco sono rivolti alle risorse e ai soggetti coinvolti nella loro accessibilità. L’eventuale identificazione degli utilizzatori può invece derivare da successive attività investigative condotte dagli organi competenti.

È proprio questo passaggio a rendere interessante l’evoluzione recente.

Dalla piattaforma all’utente: la tracciabilità diventa centrale

Il contrasto alla pirateria non si limita quindi più all’individuazione del sito o del server che distribuisce il contenuto, ma le indagini possono ricostruire anche le relazioni tra i diversi soggetti coinvolti: gestori delle infrastrutture, distributori, rivenditori e utilizzatori.

Nel giugno 2026, un’indagine condotta a Crotone ha portato all’identificazione di 2.769 clienti collegati a tre centrali IPTV illegali. L’operazione ha inoltre portato al sequestro di beni e all’individuazione delle strutture utilizzate per la distribuzione dei contenuti.

Per ricostruire una rete di utenti possono diventare rilevanti informazioni relative ai pagamenti, agli account, alle comunicazioni e alle modalità di accesso al servizio.

Nella pirateria digitale, quindi, si innesta un discorso di Cyber Security, relativa alla tracciabilità dei dati.

Le sanzioni agli utenti: cosa sta succedendo realmente?

Uno degli aspetti sui quali negli ultimi mesi si è concentrata maggiormente l’attenzione sono le sanzioni inflitte agli utenti che hanno usato servizi illegali.

Nel febbraio 2026 la Lega Serie A ha comunicato di aver ricevuto i primi pagamenti a titolo di risarcimento da parte di utenti individuati nell’ambito delle attività investigative sulla fruizione illegale delle partite. In alcuni casi è stato richiesto un risarcimento di 1.000 euro, oltre alle eventuali sanzioni amministrative previste.

Questo non significa che ogni utente di un servizio IPTV illegale venga automaticamente identificato o sanzionato, significa però che la possibilità di intervenire anche nei confronti degli utilizzatori finali non è più soltanto un’ipotesi normativa.

Le attività investigative stanno dimostrando concretamente che, quando esistono elementi sufficienti per ricostruire la filiera, è possibile arrivare anche alla parte finale del sistema.

La complessità del fenomeno emerge anche dai provvedimenti che coinvolgono gli operatori tecnologici.

Nel gennaio 2026 AGCOM ha sanzionato Cloudflare con una multa di oltre 14 milioni di euro nell’ambito della vicenda relativa all’applicazione degli ordini di blocco previsti dal sistema antipirateria. Il provvedimento ha aperto un confronto importante sul rapporto tra strumenti di contrasto alla pirateria, infrastrutture Internet e normativa europea.

A luglio 2026 il TAR del Lazio ha respinto il ricorso presentato da Cloudflare, confermando la sanzione; la società ha successivamente annunciato l’intenzione di ricorrere.

Al di là della vicenda specifica, il caso evidenzia una questione più ampia e, forse, spinosa:

Quanto può essere estesa la responsabilità dei soggetti tecnologici che rendono possibile l’accesso a una risorsa illegale?

È una domanda che non riguarda soltanto la pirateria, ma il modo stesso in cui vengono gestite le infrastrutture Internet.

C’è poi un aspetto che spesso passa in secondo piano.

Utilizzare servizi di streaming non autorizzati non significa soltanto esporsi a possibili conseguenze sotto il profilo del diritto d’autore, le piattaforme illegali possono rappresentare anche un rischio per la sicurezza digitale dell’utente.

Pubblicità malevola, pagine progettate per raccogliere credenziali, software indesiderato e tentativi di phishing possono trasformare la ricerca di un contenuto gratuito in un problema molto più serio.

Il concetto di risparmio nell’utilizzo di un servizio illegale è quindi molto aleatorio, considerando i rischi che l’utente accetta facendone uso.

Il phishing collaterale alle comunicazioni relative alle sanzioni

L’aumento dei controlli ha prodotto anche un effetto collaterale prevedibile: l’utilizzo del tema delle sanzioni come strumento di phishing.

Nel giugno 2025 AGCOM ha segnalato la diffusione di comunicazioni fraudolente attribuite a un inesistente “Servizio clienti AGCOM – Piracy Shield”, attraverso le quali venivano contestate presunte violazioni legate allo streaming illegale e richiesti pagamenti.

È un esempio particolarmente interessante di come una notizia reale possa essere strumentalizzata per allestire una nuova truffa.

La possibilità di ricevere una sanzione è concreta, ma questo non significa che una comunicazione che utilizza il nome di AGCOM sia automaticamente autentica.

Come sempre, prima di effettuare un pagamento o fornire dati personali è fondamentale verificare l’origine della comunicazione attraverso canali ufficiali.

Cosa possiamo aspettarci?

La pirateria digitale difficilmente scomparirà attraverso il solo blocco dei siti.

Il fenomeno è dinamico: quando un’infrastruttura viene individuata, possono comparire nuovi domini, nuovi server e nuove modalità di distribuzione, per questo motivo la risposta nel blocco deve quindi essere altrettanto dinamica.

Il futuro del contrasto alla pirateria passerà probabilmente da una combinazione sempre più stretta tra automazione, analisi dei dati, attività investigative e cooperazione tra operatori tecnologici, titolari dei diritti e autorità.

È una sfida nella quale la tecnologia viene utilizzata da entrambe le parti, da un lato per distribuire contenuti in modo sempre più difficile da individuare, dall’altro per analizzare grandi quantità di informazioni, individuare correlazioni e ricostruire le infrastrutture che rendono possibile la