Matthew McConaughey contro l’IA selvaggia:
quando proteggere sé stessi diventa legge
Quando pensiamo all’intelligenza artificiale, spesso immaginiamo strumenti utili per lavorare, creare o ottenere risposte rapide. Ma l’AI ha anche un lato oscuro (un altro?): la capacità di replicare fedelmente volti, voci, espressioni e contenuti, fino a generare deepfake convincenti senza consenso, e quando si tratta di identità digitale, la linea che separa intrattenimento e abuso può essere sottilissima.
Proprio per questo, l’attore premio Oscar Matthew McConaughey ha compiuto una mossa legale senza precedenti: ha registrato otto marchi federali presso l’U.S. Patent and Trademark Office per proteggere la propria voce, immagine e persino la sua celebre frase “Alright, alright, alright!” (se non sapete di cosa parliamo potete andare a cercare su YouTube), contro l’uso non autorizzato da parte di sistemi di intelligenza artificiale.
Perché McConaughey ha messo un “perimetro” legale attorno alla sua identità?
La decisione di McConaughey non nasce da un attacco personale dell’AI, ma dalla preoccupazione diffusa (e non senza fondamento) che macchine in grado di generare contenuti possano presto creare video, audio o immagini di persone, celebri o no, senza che queste abbiano dato il consenso. Ormai ad oggi i contenuti come una battuta iconica di un film e il viso di un personaggio famoso possono essere clonati in pochi secondi e diffusi ovunque, campionando la voce e facendogli dire tutto quello che vogliamo (no, alcuni le stupidaggini le dicono davvero) per la tutela della propria identità non è più solo una questione di privacy, ma anche di diritti economici e reputazionali.
Per fare un esempio concreto, uno dei marchi depositati riguarda la famosa battuta dal film Dazed and Confused (Alright, alright, alright!) una frase che, grazie a registrazioni e documentazione legale, ora ha una protezione aggiuntiva specifica contro l’uso improprio da parte di AI generative.
McConaughey stesso ha spiegato che il suo intento è chiaro: «quando la mia voce o la mia immagine verranno utilizzate, sarà perché io ho approvato e firmato il consenso» e non perché un algoritmo ha deciso di farlo.
L’altra faccia dell’IA: opportunità… e insidie
È importante sottolineare che McConaughey non è un nemico dell’intelligenza artificiale: ha infatti investito nella società ElevenLabs, una startup che sviluppa modelli vocali AI, e persino usato la sua tecnologia per lanciare una versione in spagnolo della sua newsletter utilizzando la propria voce digitale, con il suo consenso, ovviamente.
Ma questa distinzione mette in luce il vero problema: non è l’AI in sé ad essere pericolosa, ma il modo in cui può essere usata senza regole o limiti chiari.
Negli ultimi anni, infatti, numerosi personaggi pubblici sono stati vittime di contenuti generati artificialmente (basti pensare ai video falsi di celebrità distribuiti online o alle immagini deepfake diffuse senza controllo, anche di amici, conoscenti, compagni di classe o colleghi di lavoro…) ed hanno rappresentato il motivo che ha spinto anche i legislatori statunitensi ad introdurre proposte di legge come il No AIFRAUD Act, per punire chi utilizza l’AI per manipolare identità digitali senza consenso.
Non solo celebrità: i pericoli per tutti noi
Mentre è evidente perché un personaggio famoso voglia proteggersi (reputazione, diritti di immagine, guadagni commerciali) le stesse tecnologie possono colpire anche i “comuni mortali”. Oggi, grazie a strumenti AI accessibili da chiunque con uno smartphone e qualche foto, è possibile creare falsi video, audio o profili social che sembrano reali. Questo significa che una persona comune potrebbe ritrovarsi in un video deepfake che circola online, in cui fa o dice cose, in un messaggio vocale generato con la sua voce (immaginate Russel Crowe che in un audio dice a vostra zia di essere perdutamente innamorato di lei, ma è Luca Ward, anzi, l’AI, e magari le chiede anche di dargli dei soldi…), oppure in immagini falsificate che danneggiano reputazione e relazioni personali (nooo non è veramente il vostro partner in quella foto! Ma allora non ci avete capito niente… O forse si? Aspe’, ma come lo riconosco…?).
Il rischio è che un gioco “divertente” o “strano” può diventare un problema serio di privacy, cyberbullismo, frode o disinformazione, e richiede strumenti e normative adeguate per essere affrontato.
Perché, cosa succede a chi trova la propria immagine o la propria voce in un contenuto fake?
Oltre ai rischi legali e reputazionali, c’è una dimensione spesso sottovalutata: l’impatto psicologico. Trovare un video, un’immagine o un messaggio vocale generato dall’AI in cui sembri proprio tu può generare disorientamento, ansia e sfiducia. La sensazione di “perdita di controllo” sulla propria immagine digitale può essere destabilizzante, soprattutto se il contenuto viene condiviso pubblicamente o diffuso senza consenso. Non si tratta solo di curiosità o imbarazzo: per alcune persone, questi falsi possono causare stress, preoccupazione per la reputazione e perfino isolamento sociale, perché la linea tra reale e artificiale diventa improvvisamente sfocata.
In sostanza, non è solo la star di Hollywood a dover preoccuparsi: ogni utente digitale rischia di confrontarsi con una versione di sé stessa che non ha mai approvato, con implicazioni emotive che la legge, da sola, non può risolvere.
L’opinione di Digiup
La mossa di McConaughey è interessante non solo perché riguarda una star di Hollywood, ma perché anticipa un cambiamento culturale e legale profondo, in cui stiamo muovendo i primi passi: la protezione della nostra identità digitale diventa in questo modo una priorità.
Che si tratti di una voce iconica o di un volto privato, le tecnologie AI stanno ridefinendo cosa significa “appartenere” a qualcosa in un mondo digitale e mentre l’AI offre opportunità incredibili, dalla creatività alla produttività, dobbiamo imparare a combattere l’uso improprio con strumenti, regole e consapevolezza, concedere il beneficio del dubbio se vediamo un video in cui un gatto suona la chitarra, accertarsi sempre delle fonti, lo smartphone non è solo per vedere e prendere per buone le scemenze che ci passano sotto al pollice ma potete usarlo anche per verificare ciò che avete appena visto, solo così potremo davvero avere il controllo di un futuro dove l’umanità resta al centro, e non un semplice “dataset” in mano a un algoritmo.
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